Tribunale di Terni, Ferranti: “Va rafforzato, non difeso solo a parole”
22/04/2026
Il futuro del Tribunale di Terni torna al centro del confronto politico locale, dopo le polemiche nate attorno all’ipotesi di una revisione delle circoscrizioni giudiziarie e alle prese di posizione arrivate da rappresentanti istituzionali e categorie professionali. A intervenire è il consigliere comunale Francesco Ferranti, che invita a distinguere tra gli allarmi agitati nel dibattito pubblico e il quadro reale, sostenendo che oggi non esista un provvedimento imminente di chiusura, ma che resti invece aperto il nodo del rafforzamento della struttura ternana.
Ferranti: “Nessuna chiusura imminente, ma il tema resta aperto”
Secondo Ferranti, il punto va affrontato con maggiore precisione, evitando letture semplicistiche. Il consigliere osserva che non basta ribadire che la chiusura del Tribunale di Terni non rientra nei programmi dell’attuale governo, perché la questione, a suo giudizio, va collocata dentro una prospettiva più ampia che riguarda la revisione delle circoscrizioni giudiziarie. In questo contesto, aggiunge, il parere consultivo espresso dall’Associazione nazionale magistrati non produce effetti diretti, né determina da solo alcuna soppressione dell’ufficio giudiziario ternano.
Per Ferranti, però, proprio l’assenza di un rischio immediato non dovrebbe tradursi in un abbassamento dell’attenzione politica. La priorità, nella sua lettura, è un’altra: lavorare per consolidare la presenza del Tribunale sul territorio e metterlo nelle condizioni di rispondere ai requisiti richiesti in un eventuale riassetto futuro dell’organizzazione giudiziaria.
L’ipotesi dell’accorpamento con Spoleto
Nel merito, il consigliere comunale indica una strada precisa. A suo avviso, il Tribunale di Terni andrebbe potenziato attraverso un accorpamento con Spoleto, soluzione che consentirebbe di rafforzarne il peso e la stabilità. È su questo fronte, sostiene, che dovrebbero impegnarsi i parlamentari ternani, concentrando il lavoro istituzionale non su battaglie simboliche ma su un progetto concreto di consolidamento.
Ferranti critica infatti quelle che definisce iniziative soltanto formali, utili più a marcare una presenza politica che a incidere davvero sugli assetti futuri della giustizia nel territorio umbro meridionale. Il tema, secondo il consigliere, richiede invece una linea chiara e una strategia capace di garantire continuità al presidio giudiziario cittadino indipendentemente dal colore politico del governo nazionale.
Il nodo irrisolto degli uffici giudiziari a Corso del Popolo
Nell’intervento trova spazio anche una riflessione sul progetto, più volte evocato nel dibattito pubblico, relativo alla realizzazione degli uffici giudiziari a Corso del Popolo. Ferranti sostiene che quel piano possa ormai considerarsi definitivamente superato. L’edificio incompiuto, da anni percepito come una ferita urbana nel centro cittadino, non sarebbe più destinato a ospitare funzioni collegate al Tribunale, ma verrebbe completato con una diversa destinazione, a uso residenziale e direzionale.
Su questo passaggio il consigliere rivendica anche un ruolo personale nelle interlocuzioni che avrebbero favorito il nuovo percorso, insieme all’impegno di un’impresa locale e ai contatti con il gruppo Salini. Un cambio di prospettiva che, nelle sue parole, chiude una stagione di annunci rimasti senza sbocco amministrativo e lascia aperta un’altra questione: quella di individuare strumenti reali per sostenere il sistema giudiziario ternano.
Il confronto con Perugia e il caso della commissione tributaria
Ferranti richiama infine un altro episodio che, a suo dire, avrebbe meritato maggiore attenzione da parte della politica del territorio: la chiusura della commissione tributaria di Terni, trasferita a Perugia. Un precedente che, per il consigliere, dimostra quanto il tema della difesa dei presìdi istituzionali non possa essere affrontato soltanto quando il dibattito diventa mediaticamente visibile.
Nel suo ragionamento compare anche il confronto con Rieti, realtà demograficamente più piccola rispetto a Terni ma capace, osserva, di conservare il proprio presidio. Da qui l’appello finale a chi rappresenta il territorio a livello nazionale: servono iniziative concrete, atti politici e capacità di incidere nei luoghi decisionali, perché la tenuta del Tribunale di Terni si gioca sul terreno delle scelte strutturali e non su dichiarazioni di principio.
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